Rubrica / Social Network 10 ottobre 2011 alle 12:27
Un recente Osservatorio di SDA Bocconi mette in luce come la scarsa conoscenza e utilizzo dei canali social nei piani di comunicazione
delle aziende della moda stia facendo perdere opportunità di vendita e fatturato.
Tra i primi risultati, sorprende infatti che il 40% circa delle aziende del campione sia ancora nel Web 0.0 e Web 1.0, rispettivamente senza alcuna piattaforma o con un’unica piattaforma social. La maggior parte delle aziende del lusso monitorate è nel Web 2.0-basic, con almeno una piattaforma social, linguaggio web-oriented ma basso livello di interazione con i fan. Nel Web 2.0-advanced troviamo aziende come Louis Vuitton e Tommy Hilfigher che propongono sfilate virtuali e garantiscono un livello di interazione più elevato con i fan. L’ultimo livello (Web 3.0) è caratterizzato dal massimo livello di interazione con i fan, efficacia dell’info-commerce e personalizzazione dei servizi di e-tailing attraverso i social media. È il caso di aziende come Gucci e Burberry, rappresentative di una percentuale minima del campione (5%).
I contenuti devono garantire un’apertura sull’azienda, sul lavoro dei creativi, sulla creazione e/o presentazione delle collezioni, devono essere esclusivi per la piattaforma social e cercare di portare il fan/follower dal mondo virtuale al mondo fisico (il negozio).
Questo scenario non è rappresentativo solo delle aziende della moda e del lusso, ma di tantissime altre aziende di tutti i settori, che nel nostro paese non riescono a tenere il passo con l'evoluzione che i social media hanno portato nel modo di comunicare con il prorpio pubblico.
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