Da un po’ di tempo ci siamo abituati a vedere sugli scaffali delle grande distribuzione, soprattutto nei periodi di festività, sempre meno “brand” e sempre più i nostri nomi: il debranding appunto.

In principio fu Nike, poi Apple con l’iPod, oggi basta pensare a Coca Cola e Nutella per capire di cosa stiamo parlando. Debranding e consumatoreLa crescente tendenza al debranding rappresenta un’evoluzione del principio base del branding stesso: un marchio ben costruito deve essere riconoscibile in tutte le sue varianti. In questo caso, l’eliminazione della parte letterale non implica necessariamente una perdita di appeal agli occhi del cliente.

Chiaramente questo è realizzabile solo per brand ben radicati nell’immaginario collettivo.

Lo scopo di queste azioni? Cercare di allontanare il consumatore dal punto di saturazione del marchio. In questo periodo storico marca e trasparenza sono due concetti che spesso non collimano. La marca nella sua evoluzione ha prima descritto la propria efficacia funzionale, ha rassicurato sulla qualità e sui comportamenti produttivi per poi descrivere universi valoriali a cui ispirarsi.

Oggi ha perso parte del controllo per concentrarsi sul prodotto stesso trasformandolo in un’icona e strumento di posizionamento degli individui.

L’interessante ricerca dell’agenzia di relazioni pubblica statunitense Endelman, ha evidenziato dati interessanti sul rapporto in continuo mutamento tra consumatore e brand. Risulta molto interessante che ben il 90% delle persone intervistate in 8 differenti paesi desiderano condivivere le esperienze con i brand in modo più efficace. Tuttavia, in media, solo il 10% pensa che questo venga sviluppato in modo corretto dalle marche.

Non tutti i tipi di condivisione infatti sono sono uguali; in generale, quanto più una condivisione è significativa tanto più potrà influenzare l’intenzione di acquisto, l’uso e il consiglio ad altri di un prodotto o servizio. Possiamo schematizzare questo rapporto (consumatore da un lato e brand dall’altro) come il risultato delle 6 dimensioni di condivisione: dialogo, esperienza, obiettivi, valori, prodotto e storia.

 

 

il debranding come strumento per ritornare al consumatore

 

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