Nonostante il trend negativo registrato dal settore Non Food, sono sempre di più le aziende di questo tipo di mercato presenti sui Social Network.

Come leggere questo fenomeno? Ultimo tentativo di “salvare il salvabile”, fenomeno di imitazione di massa o utile occasione di rilancio? Vediamolo insieme.

crisi-opportunitàLo spunto per parlare di questo settore ci arriva dalla X Edizione dell’Osservatorio Non Food GS1 Italy/Indico ECR 2012 con riferimento ai dati raccolti durante l’arco dello scorso 2011, periodo nel quale il valore complessivo dei consumi non alimentari è stato di circa 166,6 miliardi di euro, – 0,6% rispetto al 2010. Il report fa riferimento a circa 978 mila esercizi al dettaglio dei seguenti comparti: Elettronica di consumo, Abbigliamento e calzature, Articoli per lo sport, Tessile, Prodotti di profumeria, Farmaci da banco e automedicazione, Bricolage, Prodotti di ottica, Cancelleria, Casalinghi, Giocattoli, Mobili e arredamento, Edutainment (libri non scolastici, homevideo, videogiochi, supporti musicali). La flessione ha colpito in particolare l’elettronica di consumo con un -7,9% e l’edutainment con un -6.9%.

Parallelamente a questi dati, l’analisi attuata in questo 2012 su 260 insegne della distribuzione non alimentare ha evidenziato che l’85% delle aziende è presente su Facebook, il 60% attraverso una pagina aziendale ufficiale (+21% rispetto al 2011) e il 25% con pagine create da altri utenti (presumibilmente con i problemi che la non ufficialità comporta). Il numero di fan medio per brand è quadruplicato rispetto all’anno precedente: fenomeno in larga parte dovuto alla maggior frequenza di aggiornamento dei contenuti da parte delle aziende che ha anche favorito la crescita del livello d’interazione e coinvolgimento degli utenti. Tra le insegne GGS (Grandi Superfici Specializzate) più performarti, sia su Facebook che su Twitter, abbiamo Ikea, Feltrinelli, Game Stop e Benetton.

Cos’hanno in comune questi grandi marchi?

A nostro avviso il principale elemento che li accomuna è una presenza Social che non è semplice apertura di una pagina come ulteriore strumento di contatto con l’azienda da aggiungere ai vari numeri di telefono, eMail e fax, ma un nuovo canale di relazione con il cliente con propri codici di comunicazione. Questo incide nella definizione di una vision complessiva sul lungo periodo che non guarda tanto al profitto immediato quanto più alla persona che, messa al centro della comunicazione, ripaga in termini molto maggiori rispetto al solo acquisto: fidelizzazione e passaparola positivo lo rendono ‘ambasciatore’ del brand e la sua esperienza diventa per l’azienda un necessario passepartout per raggiungere altri potenziali clienti.

Per concludere queste brevi riflessioni possiamo dire che i Social Media non rappresentano la panacea di tutti i mali, soprattutto nel caso si cercasse di utilizzarli al di fuori di una pianificazione strategica integrata e multicanale.